Chi Siamo

Avv. Pietro Russo

Avvocato Cassazionista abilitato al patrocinio avanti le giurisdizioni superiori

L’Avvocato Pietro Russo ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi Di Milano con la specializzazione in diritto d’impresa e tesi sui controlli a distanza dei lavoratori nella grande distribuzione – art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.

Successivamente è divenuto assistente alla cattedra di diritto del lavoro ed ha collaborato con importanti riviste specializzate nell’ambito giuslavoristico. Ha iniziato il tirocinio forense presso un prestigioso studio dell’hinterland di Milano, occupandosi prevalentemente di diritto civile e diritto penale.

Alla fine degli anni ‘90 ha fondato uno studio legale associato con altri tre Colleghi, stabilendo la sede principale dell’attività in Monza. L’Avvocato Pietro Russo è stato socio fondatore del Lions Club Brugherio I Tre Re ed ha ottenuto la Melvin Jones Fellow (il riconoscimento più alto concesso) per aver contribuito alla promozione sociale del Club sul territorio.

Lo studio legale dell’Avvocato Pietro Russo, abilitato al patrocinio avanti la Suprema Corte di Cassazione, attualmente ha stabilito la sua sede principale in Galleria degli Scanzi, nel centro storico di Monza ed ha aperto una sede secondaria in provincia di Como, offrendo una vasta gamma di servizi legali ai privati ed alle imprese. Ha collaborato con primarie Compagnie assicuratrici occupandosi del risarcimento del danno alla persona, divenendo qualificato interlocutore di importanti aziende nazionali e multinazionali, con l’intento di fornire un’attività di due diligence, ovvero di individuazione delle aree di rischio aziendale mediante una mirata prevenzione giuridica.

Si occupa, altresì, di formazione giuslavoristica in favore di dipendenti, Enti ed Imprese.

Smart Mobbing

Il termine “smart mobbing”, espressione coniata dallo scrivente in occasione di un talk organizzato in sinergia con Uiltec, sta ad indicare la recente evoluzione digitale del mobbing.

Con l’avvento della pandemia e l’incremento dello smartworking (peraltro in forma ibrida visto il periodo emergenziale), si è verificata una trasposizione digitale delle condotte datoriali precedentemente attuate in presenza.

Le condotte tipiche che rientrano in questo recentissimo fenomeno possono così sintetizzarsi:

  • l’esclusione del lavoratore dalle chat aziendali;
  • l’assegnazione di incarichi da remoto monotoni, dequalificanti e ripetitivi;
  • la strumentale esclusione del lavoratore dalla partecipazione alle conference call;
  • l’obbligo di restare connessi ben oltre l’orario di lavoro, finanche per dodici/quattordici ore al giorno.
Sindrome da rientro post pandemia

Circa la metà dei lavoratori in smart working non vorrebbe rientrare nella vecchia routine in presenza.

Nel settore assicurativo circa l’80% del personale dipendente, vorrebbe evitare il rientro in ufficio.

È il fenomeno della sindrome della capanna, ovvero quella sensazione di ansia provata nell’uscire dai nostri gusci o capanne.

Si verificano situazioni di stress da lavoro che, se cronicizzate, portano ad inevitabile sindrome di burnout.

Orbene, il datore di lavoro è pronto nel ricostituire un ambiente di lavoro idoneo?